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Lyric Suite

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Composta tra il 1925 e il 1926, la Suite lirica segna il ritorno di Berg al quartetto d’archi dopo il suo Quartetto op. 3 del 1910.

È dedicata ufficialmente ad Alexander von Zemlinsky, ma nel 1977 si scoprì che l’opera possiede una “dedica segreta” e un programma nascosto legato alla relazione di Berg con Hanna Fuchs-Robettin.

La prima esecuzione avvenne a Vienna il 8 gennaio 1927.

🎼 Struttura e movimenti

La suite è articolata in sei movimenti, ciascuno con un carattere espressivo distinto:

Allegretto gioviale – tono leggero e vivace.

Andante amoroso – atmosfera intima e lirica.

Allegro misterioso – Trio estatico – tensione e mistero, con un trio più luminoso.

Adagio appassionato – intensità emotiva, quasi confessionale.

Presto delirando – Tenebroso – frenesia e oscurità.

Largo desolato – chiusura tragica e malinconica.

Berg utilizza la dodecafonia di Schönberg, ma in modo personale e flessibile: non tutti i movimenti sono rigidamente seriali, e spesso la scrittura alterna sezioni dodecafoniche a passaggi atonali liberi.

La serie dodecafonica viene manipolata con “licenze” per mantenere un forte lirismo espressivo, dimostrando come Berg non fosse mai dogmatico nell’uso del metodo.

L’opera richiama atmosfere di Mahler (Das Lied von der Erde) e di Zemlinsky (Lyrische Symphonie), fondendo modernità e tradizione.

La Suite lirica è considerata una delle opere più emotive e personali di Berg, unendo la disciplina della Seconda Scuola di Vienna con un dramma umano segreto.

La scoperta del “programma nascosto” ha rivelato che dietro la scrittura rigorosa si celava una narrazione amorosa e intima, rendendo la suite un documento musicale di rara intensità.

Tre movimenti (II, III, IV) furono successivamente orchestrati da Berg per orchestra d’archi.

La Suite lirica è un’opera che vive su due livelli: tecnico e segreto. Da un lato, rappresenta l’assimilazione della dodecafonia; dall’altro, è un diario musicale intimo, dove Berg trasforma la sua esperienza personale in arte universale.

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