5 Ophelia Lieder
- Casa editrice: Breitkopf
- Compositore: Brahms, Johannes
- Codice di riferimento: 43381
- Codice catalogo:
- ISBN: 9790004166635
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Nel 1873 Johannes Brahms compose i Fünf Ophelia‑Lieder come musica di scena per una produzione viennese dell’Amleto di Shakespeare. I testi, nella traduzione tedesca di August Wilhelm Schlegel, appartengono alle celebri “canzoni di follia” che Ofelia intona nel IV atto, quando la sua mente, sconvolta dalla morte del padre e dal rifiuto di Amleto, si frantuma in ricordi, allusioni e immagini spezzate. Brahms non pensò a questi brani come a un ciclo da concerto: sono miniature teatrali, nate per accompagnare un momento di intensa fragilità psicologica.
La scrittura è volutamente semplice, quasi dimessa. Brahms rinuncia al lirismo espansivo dei suoi Lieder più celebri e adotta un linguaggio vicino al canto popolare, con melodie lineari e accompagnamenti essenziali. Questa scelta non è un impoverimento, ma un gesto drammaturgico: la musica deve sembrare spontanea, ingenua, come se provenisse direttamente dalla voce di una giovane donna che ha perso ogni contatto con la realtà. La delicatezza dell’invenzione melodica e le sottili deviazioni armoniche suggeriscono però, sotto la superficie, un mondo emotivo lacerato.
I cinque brani seguono un percorso psicologico: dall’innocenza quasi infantile del primo Lied, al tono più vivace ma ambiguo della canzone di San Valentino, fino al cupo lamento funebre del terzo. Gli ultimi due pezzi si fanno sempre più rarefatti, come se la voce di Ofelia si dissolvesse insieme alla sua identità. L’intero ciclo dura pochi minuti, ma racchiude un’intensità sorprendente: Brahms riesce a evocare la follia non con effetti estremi, bensì con minime incrinature della forma e del colore.
Pubblicati solo dopo la morte del compositore, gli Ophelia‑Lieder sono oggi considerati un gioiello nascosto del suo catalogo. In queste pagine intime e fugaci, Brahms offre una delle sue letture più toccanti del dramma umano: un ritratto musicale di straordinaria compassione, in cui la fragilità di Ofelia diventa poesia sonora.